Matteo Marinig Blog

Inseguendo i sogni lungo le pareti

ULTIME AVVENTURE

  • Rebufatt-Pierre / Eperon des Cosmiques + Arete des Cosmiques
    Arrivo a Chamonix

    Finalmente iniziano le ferie estive e come di consueto io e Cecilia ci dirigiamo nella patria dell’alpinismo…Chamonix!

    Un posto che mi affascina ogni volta che ci vado e che mi riempie sempre di forti emozioni.

    Come prima meta decidiamo di intraprendere la via Rebufatt-Pierre che conduce in cima all’Eperon des Cosmiques per continuare sulla cresta dell’Arete des Cosmiques.

    Due delle grandi classiche nel massiccio del Monte Bianco.

    All’uscita della teleferica

    La sveglia è a buon onora, giusto in tempo per fare colazione e prendere la prima benna che ci porterà in cima all’Aiguille du Midi.

    Da qui si procedere lungo la cresta affilata fino a giungere sul plateau del ghiacciaio dove si proseguirà in direzione dell’evidente guglia.

    La parete verticale dell’Eperon des Cosmiques

    Ora non resta che iniziare a scalare! Ormai per via del ritiro da parte del ghiacciaio, alla prima lunghezza si aggiungono una ventina di metri in piu che portano al diedro di 5c.

    Dopodiché si segue un tratto obliquo su delle cenge fino ad arrivare in sosta. Questo pur essendo facile mi ricordo di una bellissima lama staccata su cui bisognava salire che ti faceva pensare a come era possibile che fosse bloccata li!

    Arriva il momento di L3, il tiro chiave. Il tiro consiste in una bella fessura che conduce a un tetto ben ammanigliato dove si trova il passo difficile. Io non disdegno la presenza dello spit dove serve anzi…. Però in questo caso non ho capito perchè lo abbiano messo siccome era facilmente proteggibile con ottimi piazzamenti! Il tiro è davvero una figata!

    Su L3 dove si vede il tetto da superare

    Passato il tetto si continua per tre tiri su queste bellissime placche fessurate e ben ammanigliate. Una piu bella dell’altra che danno davvero soddisfazione! Si aggirano tutte intorno al V e V+.

    L’ultimo tiro porta sulla cima dell’Eperon des Cosmiques dove si ammira un paesaggio spettacolare. Da qui si ha due possibilità, o si scende in corda doppia oppure si prosegue per l’Arete des Cosmiques. Noi optiamo per la seconda anche se non è nelle condizioni migliori. Di solito se la percorre durante le mezze stagioni con ancora zone innevate e con un buon rigelo. Infatti abbiamo trovato molto materiale instabile ma poco male rimane comunque una bellissima cresta! (Devo assolutamente tornarla a fare a inizio stagione)

    Cecilia che guarda il Bianco
    L’Aiguille du Midi davanti di noi

    La cresta non ha nessun passo difficile se non una sezione sul V che volendo si può fare un come un tiro di corda, se no per il resto si può procedere in conserva.

    La cresta è un insieme di sali e scendi fra piccoli canali e diedrini fino al raggiungimento del famoso pilastro su cui ci sono due spettacolari itinerari sportivi.(Non nascondo che avrei voluto assolutamente provarli!)

    Uno dei pilastri più iconici del Bianco!

    Da qui si prosegue fino al muro piu ripido che affrontandolo ci porterà alla sommità dell’Aiguille du Midi.

    Per raggiungere la stazione del midi, come ciliegina sulla torta bisognerà salire la “scala dei polli”. Francamente la cosa che mi ha messo un più a disagio da sempre. Non sono un gran fan delle scale!

    La Ceci sulla scala dei polli!

    Che dire una super via che segue una logica impeccabile della parete, d’altronde è stata aperta da uno dei più grandi alpinisti che hanno varcato queste montagne. Sono un gran fan di Gaston Rebufatt, per l’epoca era un visionario, si spingeva dove altri non osavano!

    Adesso non ci manca che scendere a mangiarci un bel gelato e a pensare alla prossima avventura, anche se le idee sono gia chiare.

  • Cresta di Rochefort-Aiguille di Rochefort

    La voglia di andare in occidentali è sempre forte in me! Non so se è data dal granito (che da noi non si trova), dai ghiacciai candidi o da quelle guglie così appuntite; so solo che i miei occhi brillano quando sono lì.

    Chiamo Osvaldo, gli propongo l’idea di farci un weekend sul massiccio del Monte Bianco e senza indugio accetta con grande entusiasmo!

    Il giovedì mattina partiamo. Dopo un paio di ore giungiamo a Courmayeur dove ci rifocilliamo con un buon panino che ci fa dimenticare il lungo viaggio.

    Alle ore 16 prendiamo la Skyway che ci porterà al Rif. Torino dove passeremo la notte.

    Uno sguardo a sua maestà… il Monte Bianco!

    Quale via fare? Osvaldo propone la cresta che porta fino all’Aiguille du Rochefort, una grande classica che nessuno di noi due aveva mai percorso.

    Una cresta che non presenta difficoltà tecniche, ma dove l’esposizione la fa da padrona e ti accompagna per tutta la salita!

    Alle 05.00 suona la sveglia, ci prepariamo e scendiamo a fare un’abbondante colazione.

    Ore 06.20 partiamo puntando in direzione del Dente del Gigante, dove dovremmo salire la sua gengiva, fortunatamente in condizioni molto migliori a come mi ricordavo l’anno precedente.

    Uno sguardo sul Bianco e i suoi satelliti

    Affrontiamo l’inizio della gengiva su una goulotte di neve ben compensata che ci agevola la salita, per poi proseguire su facili roccette (non sempre solide) che ci conducono alla base del Dente del Gigante.

    La famosa gengiva

    Da qui parte la vera cresta che ci dirigerà verso la nostra meta.

    La parte iniziale della cresta
    Il Dente del Gigante che ci osserva da lontano

    La prima parte del percorso, si svolge sul filo del cresta, molto esposta da entrambi i lati, fino a un piccolo pulpito.

    Arrivati a questo pulpito, si deve scendere per uno scivolo ghiacciato (non proprio banale), per poi riprendere il filo di cresta.

    Lo scivolo ghiacciato

    Dopo un altro breve tratto in cresta, arriviamo davanti al muro che ci separa dalla vetta.

    Con due tratti di III e qualche sfasciume arriviamo in vetta all’Aiguille du Rochefort (4001 m.s.l.)

    Osvaldo alle prese con le placchette finali
    CUMBRE
    Il Grand Jorasess in lontananza!
    La vista su tutta la bellissima cresta e in lontananza il Monte Bianco con i suoi satelliti!

    Ora, dopo una bel riposo e una meritata vista su tutto il Massiccio del Bianco ripartiamo verso il rifugio.

    Per prima cosa, si fanno tre calate che ci portano alla base del pulpito, dove ritroveremo la nostra traccia.

    Osvaldo alle prese con la prima calata

    Da qui si percorre tutta la cresta a ritroso fino alla gengiva.

    Il rientro sulla cresta
    Le temperature che cercavamo!

    In circa due ore arriviamo al Rifugio Torino, dove festeggiamo con una buona birra e io, da gran goloso con una buonissima fetta della torta della nonna!!

    Ho sentito da molti che questo percorso è molto meritevole e che alcune sue vedute erano uniche. Che dire…. non posso dargli torto! Il percorso è davvero mozzafiato sia perchè percorri una cresta molto aerea senza essere troppo difficile, sia per i suoi splendidi panorami! Se volete godervi una cresta non troppo impegnativa ve la consiglio vivamente.

  • Un lungo sogno – Torre Winkel

    Un weekend assediato da temporali…

    Io e Ricky in difficoltà e un po sconsolati siccome il nostro piano A (Don Quixote in Marmolada) salta e ci costringe a cercare un’alternativa! Ma non demordiamo, dobbiamo trovare una via veloce e con una ritirata immediata nel caso arrivasse il temporale.

    Guardando le varie relazioni e i vari siti meteo, decidiamo di andare nel gruppo del Cavallo di Pontebba sulla Torre Winkel a fare “Un lungo sogno”.

    Iniziata ad aprire nel 1993 e finita nel 2022. Trent’anni dopo!Dopo averlo letto ho capito il perchè del nome.

    Ci ritroviamo per le 7.30 e partiamo in direzione malga Winkel dove si lascerà la macchina.

    In un’ora si arriva all’attacco, ben visibile grazie a una fissa che aiuta ad arrivare alla base del primo tiro.

    L’attacco della via!
    I preparativi

    Chi inizia? Un solito carta, forbice e sasso….e tocca a Ricky iniziare!

    Un ottimo 7a di scaldo su una bellissima roccia grigia. Per noi come grado l’abbiamo trovato un po eccessivo, a parer nostro è sembrato piu un 6c o 6c+.

    Ora tocca a me! La relazione dice di proseguire su un muro giallo, tecnico e non banale (6c). Infatti il tiro mi ha ingaggiato siccome non era di facile intuizione e soprattutto severo!

    Entrambi l’abbiamo trovato più duro del primo, sia tecnicamente che di lettura. Questo probabilmente è più vicino al 7a che non il primo.

    Ricky su L2

    Dopodiché, torna in comando Ricky su un meraviglioso 7a. Cavolo sembrava di essere i big sulle enormi pareti della Svizzera!

    Il tiro, come descritto da relazione, si divide in due parti. La prima, una placca dove all’inizio si trova un buolderino e la seconda, un muro verticale con movimenti eleganti su una roccia incredibile, solcata da delle venature di quarzo nero! Consiglio di ignorare la sosta intermedia e di farlo tutto in un tiro come è stato pensato!

    Che figata!

    Ora è il momento del tiro chiave! La relazione lo da 7a+. Mi preparo, cerco di studiarlo dalla sosta e parto. Passo il primo fix e cerco di capire cosa fare, provo due volte a decifrare il movimento e non riesco mai a capirlo, provo una terza… ed ecco che spicco il volo…

    Dopo un po capisco il metodo per passare. Sia io che Ricky, abbiamo trovato questo passo molto al di sopra del grado proposto, anche perché il tiro è continuo fino alla fine. Non ho idea se è saltata via qualche presa o cosa ma pensiamo che meno di 7b+ non è!

    Io sulla parte alta del tiro chiave
    Ricky su L4

    Il tiro successivo è un 6b+ che solca dei tettini puntando verso destra. Purtroppo, questo tiro è davvero molto marcio e bisogna prestare molta attenzione. Tutto quello che si tocca si muove.

    Va bè! Siamo pur sempre in montagna, un po di marcio è normalità!

    In compenso a discapito suo, l’ultimo tiro è bellissimo, cinque stelle! Lo gradano come 6c, anche se noi l abbiamo trovato più facilino, ma questo poco importa perché i movimenti sono bellissimi e la roccia è fotonica! Si parte affrontando un tettino dove sarà la sezione più difficile, per poi finire su una placca lavorata. La via si fa perdonare il 6b+ di prima con questa piccola gemma.

    Il sorriso di ricky che dice tutto sull’ultimo tiro

    E ora non ci resta che goderci il bel paesaggio!

    Foto di rito di fine via

    Purtroppo dura poco…. le nuvole iniziano a circondarci e a imporsi minacciose su di noi.

    Con tre doppie arriviamo all’attacco della via, prendiamo su i nostri averi e iniziamo a scendere il più velocemente possibile!

    La fortuna non è dalla nostra e a due terzi dal rientro ci prendiamo una bella doccia che ci fa rifugiare in malga Winkel.

    Qui ci rifocilliamo con un buonissimo strudel (consigliatissimo) e ci dissetiamo con una birra fresca.

    Le prime gocce…
    Un ottimo modo per rintegrare

    Che dire, bella via in un bellissimo ambiente, roccia super e ottimamente attrezzata! Non ha avuto ancora molte ripetizioni….ma ne merita tante. Spero di avervi messo voglia di andare a tirare un due tacche su questa via!